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PAZIENTI COVID 19, SINuC: MALNUTRIZIONE PEGGIORA LE PROGNOSI

31 Marzo 2020

 

da Nutrienti e Supplementi del 31 marzo 2020

Pazienti Covid 19, Sinuc: malnutrizione peggiora la prognosi
 
 

Il 45% pazienti ricoverati è malnutrito con una perdita variabile di massa muscolare che aumenta il livello di debolezza e fragilità. Allo stesso tempo è noto che la malnutrizione determina un ritardo nei tempi di guarigione. Ecco quindi che la Società italiana di nutrizione clinica (Sinuc) ha diramato una nota in cui precisa come anche i pazienti ricoverati per l’infezione da Sars-coV-2 beneficerebbero di un precoce e adeguato approccio nutrizionale, prescritto da uno specialista esperto in nutrizione clinica con competenze in nutrizione artificiale che agisca al letto del paziente e al fianco dei team dedicati all’emergenza.

“La popolazione anziana è più coinvolta e più gravemente colpita anche perché spesso malnutrita” precisa Maurizio Muscaritoli, presidente Sinuc. “La maggior parte degli anziani, infatti, non ha uno stato di nutrizione ottimale, ha un’alimentazione incompleta o insufficiente e ha perdita di massa grassa e di muscolo. Questo aumenta fortemente il rischio di ammalarsi di patologie infettive. A causa di una meno efficiente risposta immunitaria”.

La malnutrizione può ridurre la resistenza e l’outcome di pazienti anziani e fragili a una malattia virale, come quella determinata dal Coronavirus, che nella popolazione adulta e sana determina, nella maggioranza dei casi, una malattia più controllabile. Le persone che hanno uno stato nutrizionale migliore, secondo Sinuc, infatti sono quelle più protette dalle infezioni in genere.

“Esiste uno stato fisico che ci permette di difenderci meglio dalle infezioni batteriche o virali caratterizzato da un’alta capacità di contagio” sottolinea Muscaritoli, presidente Sinuc. “Gli anziani, i soggetti più fragili e quelli con malattie croniche preesistenti sono più suscettibili non tanto all’infezione, ma alle conseguenze negative che provocano l’aggravamento delle loro condizioni e non di rado la morte. Inoltre, è stato osservato da diversi studi che anche pochi giorni di ricovero con la conseguente immobilità a letto determinano una perdita di muscolo e uno stato di malnutrizione con perdita di peso del 10% già nei primi giorni e in maniera lineare all’aumentare della permanenza in ospedale. Ricoveri che nel caso del Covid-19 non si limitano a pochi giorni ma prevedono settimane”.

Secondo Sinuc, un approccio organizzativo che preveda il coinvolgimento di team di nutrizione nei reparti dedicati alla terapia del Coronavirus potrebbe avere rilevanti effetti virtuosi, consentendo un più rapido svezzamento dal ventilatore, determinando così una disponibilità maggiore di letti in un momento in cui, in attesa del picco, le disponibilità sono un fattore critico. Team di nutrizione clinica composti da medico, dietista e infermiere, tutti con precise competenze in nutrizione artificiale per la delicatezza delle procedure e il rispetto degli standard stabiliti dalle linee guida, dovrebbero essere presenti in ogni ospedale e consultati per ogni paziente, possibilmente prima che la malnutrizione insorga o per contrastare quella già esistente.

Così conclude Muscaritoli: “La nutrizione artificiale deve essere considerata trattamento salva-vita e uno strumento non solo di buona pratica clinica ma che può rappresentare un supporto valido in termini di costi-benefici anche, e a maggior ragione, in una situazione di grave emergenza sanitaria”.

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