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OLIO DI PALMA: QUANDO NON E’ SOLO UN PROBLEMA DI ACIDI GRASSI SATURI

17 Novembre 2015
di Benedetta Marigliano

Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) N. 1169/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, dal 2015 è obbligatorio indicare nelle etichette dei prodotti alimentari della Comunità Europea l’origine specifica degli oli vegetali non idrogenati (quali l’olio di palma, oliva etc).

L’olio di palma ha trovato largo impiego nell’industria alimentare mondiale non solo per il suo basso costo ma anche perché, dopo che la Food and Drug Administration (FDA) americana ha imposto di mostrare la quantità di acidi grassi trans contenuti in ogni porzione confezionata, il mercato è stato stimolato a ricercare alternative a  tali grassi.

Quando si parla di olio di palma si pensa subito all’aumentato rischio cardiovascolare in virtù dell’alto presenza di acidi grassi saturi (quali l’acido laurico, miristico e palmitico) come dimostrato da una rassegna della letteratura scientifica pubblicata dal Prof. Fanelli dell’Istituto Mario Negri.

Ma quello che è emerso venerdì 12 novembre ultimo scorso, grazie al sistema di allerta RASFF (sistema di rete rapido di allerta comunitario, a cui partecipa la Commissione Europea, l’EFSA – adibita per la sicurezza alimentare- e gli Stati membri dell’Unione Europea) è che in Italia l’olio di palma proveniente dal Ghana, via Olanda, presenta un aggiunta di un colorante non autorizzato dall’EFSA. E’ stato infatti domandato agli Assessorati alla Sanità di incrementare i controlli sul territorio nazionale e di effettuare campioni ufficiali per la ricerca del colorante “off-label”.

C’è però da dire che, in giuste dosi, l’olio di palma non raffinato ha delle proprietà benefiche in quanto contiene specifiche sostanze,  tra cui i carotenoidi (responsabili del colore rossastro di questo olio), lo squalene, l’ubiquinone e la vitamina E. L’olio di palma, che origina dal frutto della palma, non va confuso con l’olio di semi di palma (olio di palmisto) in quanto, seppur entrambi siano oli vegetali saturi non idrogenati, contengono differenti concentrazioni di  acidi grassi saturi: 50% nel primo (all’acido palmitico è controbilanciato dalla presenza benefica dell’acido oleico – grasso monoinsaturo presente soprattutto  nell’olio di oliva) e 80% nel secondo (dove predomina l’acido laurico).

Con la diffusione di questa notizia, pertanto, non si vuole allarmare il consumatore ma lo si vuole informare, ricordando di mantenere sempre la buona abitudine di leggere le etichette e valutare la provenienza degli alimenti senza demonizzare gli acidi grassi saturi, la cui assunzione limitata permette comunque l’espletamento di attività fisiologiche.

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=33349
 

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